venerdì 4 marzo 2011

"PAROLA D'ORDINE: INFANGARE"


Sembrano lontanissimi i tempi in cui negli scranni parlamentari sedevano gli eletti dal popolo che godevano, in generale, di stima, considerazione, dignità e rispetto. Ora sono i Partiti a decidere chi deve rappresentarci; una legge elettorale (definita "porcata" dallo stesso estensore) che consente a troppi involgariti, opportunisti, cinici e, addirittura, sospetti nelle qualità morali, di utilizzare il Parlamento per i propri interessi, affari e, perfino, per evitare la carcerazione.
Il guaio è che questo deplorevole esempio ha ormai contaminato non solo le istituzioni, ma anche la mentalità popolare. La svalutazione dell'etica è così estesa da invadere ogni settore della vita, della società, dei singoli cittadini: l'individualismo, il narcisismo, il machismo, il vendere persino se stessi ad ogni profferta sono i nuovi connotati dell'identità italiana.
Un tempo si definivano "ladri" i borsaioli, "corruttori" gli autori di azioni illecite, "bugiardi" i mentitori; "autorevole" era l'uomo tenuto in grande considerazione per serietà e rettitudine. Ogni parola aveva un senso chiaro e preciso. Ora, per giustificare il generale degrado e abbruttimento, si tende a fare di "Tutta l'erba un fascio" (il fango che copre annulla infatti le identità) in modo da far ritenere gli antichi valori, che caratterizzavano la formazione umana, superati e sostituiti dalla generale volgarità, ignoranza e aggressività (la TV ne è eloquente testimonianza).
'Naturale' è perciò il tema esposto nella bacheca degli ex AN, cioè da coloro che nel 92, insieme ai leghisti, (Fini se ne è recentemente ricordato) erano i più tenaci sostenitori di "Mani pulite" di attribuire a Di Pietro un comportamento poco confacente alla sua figura di ex magistrato, giustificando così, per similitudine, l'agire di Berlusconi nei confronti dei suoi tanti procedimenti giudiziari.
Poco importa che il leader dell'IdV si sia difeso (nelle oltre 300 convocazioni dei giudici) nel processo e che il Presidente del Consiglio, tramite una lunga serie di leggi ad 'personam', si sia finora difeso dal processo.
Ciò che, secondo l'antica concezione della civile convivenza, sarebbe invece corretto e auspicabile, è il reale rispetto delle 'leggi', dei ruoli che la Costituzione attribuisce sulla base del sacrosanto principio che la LEGGE DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI.
Perciò non c'è destra o sinistra che tenga; i farabutti, i disonesti, i criminali, i mafiosi, i truffatori (specie quelli di Stato), sono esclusivamente tali e come tali devono essere perseguiti. Altro che accanirsi contro i 'disperati' e i tanti piccoli derelitti (ricordate in "campagna elettorale" come fu manipolata la 'sicurezza'?) che sono costretti a vivere di espedienti col rischio di lunghe detenzioni e della stessa vita (a quando una distribuzione più equa della ricchezza?).
La delinquenza più grave infatti è quella che i 'potenti' legalizzano; la più falsata e la meno visibile, addirittura spesso sostenuta dall'indifferenza e dalla paura popolare.
Conclusione: i casi della vita sono sempre due quindi se Berlusconi è innocente non ci sono problemi, ma se non lo è ...?

2 commenti:

  1. e pensare che anticamente i disonesti ed i ladri venivano esiliati dal paese e ancora prima dalla società stessa in cui si trovavano e non potevano più far ritorno... peccato che questa usanza si sia persa nel corso dei secoli.
    Andrea

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  2. Andrea, anticamente era piuttosto facile; ora la 'globalizzazione' tecnologizzata facilità lo sfruttamento e la corruzione dei potenti e dei loro servili leccapiedi. La disonestà rischia di espandersi sull'affermazione dei modelli nazionali (tipo il nostro). Romolo

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