sabato 9 giugno 2012

"TRAGICO INGANNO"


In ogni meandro globale, il rapporto col sangue inizia sin dalla nascita, ed è talmente forte che il nostro immaginario e la nostra cultura lo hanno eletto a simbolo stesso della vita. Due gocce di sangue attirano l’attenzione; di più generano panico e apprensione. Molti sono i ricordi e i drammi che il sangue rievoca in ogni individuo.
Non altrettanta considerazione e rilevanza gode invece la linfa che pure è di vitale importanza. Si può anzi dire che se la buona salute del nostro corpo dipende dal sangue, la buona salute del sangue dipende dalla linfa; essa infatti lo nutrisce con l’apporto di proteine e linfociti.
Come mai il sangue fa tanto parlare di se mentre la linfa è pressoché ignorata? Semplice: il sangue è rosso, per cui si vede, e la linfa è trasparente, quindi non appariscente.
Questo aspetto del nostro organismo ha un equivalente nella nostra società. Ci sono personaggi “sanguigni”, sempre attivi e al centro dell’attenzione, il cui moto perpetuo è garantito e risaltato dai media che li pompano continuamente in ogni comparto della società e in ogni casa (proprio come fa il cuore col sangue). Poi ci sono personaggi “linfatici”, efficaci e fondamentali, che nessuno vede e riconosce, che operano in silenzio tenendo in ordine gli strati profondi del tessuto sociale e rafforzando la salute dell’intera comunità.
Per essere informati sui comportamenti e sulle dichiarazioni dei personaggi “sanguigni” basta poca fatica: sintonizzarsi sui “canali” controllati dai Partiti (ho visto quindi è vero), sfogliare giornali ‘pilotati’ dagli editori, conformarsi acriticamente alle tradizioni culturali e consuetudini sociali, adattarsi al … nuovo che avanza (potere finanziario, mercato globale, tecnologia seducente, gadget, …) e rassegnarsi sempre più nella (falsa) convinzione della propria “impotenza”.
E’ a causa di tutto ciò se, in particolare nell’ultimo ventennio, l’inarrestabile degrado italico può vantare i ‘governi’ più corrotti, un ‘parlamento’ ad altissima caratterizzazione delinquenziale, un terrificante ‘debito pubblico’, un’evasione fiscale da primato mondiale, una incapacità e irresponsabilità politiche più uniche che rare.
Dovrebbe quindi essere ormai evidente a tutti che la “rivoluzione” e il cambiamento (quello vero) non verranno mai dall’alto, dai poteri forti o dalle elite privilegiate; nessuno che siede su ogni plancia di comando (dai piccoli ai grandi) ha realmente intenzione di imporre al sistema la terapia necessaria.
Tutto ciò a prescindere dalla grave crisi economica (per anni incoscientemente da Berlusconi negata) che ha colpito il mondo occidentale; provocata essenzialmente dalle Banche e pagata, come al solito, dalle fasce più indifese.
L’unica “rivoluzione” possibile può perciò avvenire solo lontano dal cono di luce dei riflettori, e il suo inizio è sempre una presa di coscienza individuale; affidarci a coloro che rappresentano la linfa della società. A quelli le cui azioni poco visibili, nascondono i meriti più grandi.