
lunedì 22 novembre 2010
"L'ORIGINE DEL MALE"

giovedì 11 novembre 2010
"CINICO EGOISMO: UN TUMORE DA ESTIRPARE"
Alla domanda: "La vita che fai ti soddisfa, ti senti felice o, quantomeno, appagato?" la quasi totalità degli interpellati ha risposto negativamente. Quando è stato sollecitato il motivo di cotanta delusione, rarissimamente è stata sollevata una questione di carattere sociale, psicologico o di convivenza civile; la maggioranza ha manifestato la convinzione che tutto sia riconducibile alla "maggiore" disponibilità di denaro, cioè che basta "Avere più soldi" per 'soddisfare' la propria esistenza. domenica 31 ottobre 2010
"NON CI RESTA CHE PIANGERE?"
Sotto il profilo letterale e verbale, i sostantivi Uomo/Donna e Maschio/Femmina sono sinonimi; ciò vuol dire che tutti esprimono l'appartenenza allo specifico sesso. a) priorità degli interessi personali rispetto a quelli della collettività;
b) perenne 'vittimismo' (toghe 'rosse', comunisti, ...) ratificato da ben 40 leggi ad personam;
c) menzognero;
d) megalomane, insofferente alla Costituzione;
Resta inteso che ognuno è libero di condividere o meno i rilievi sinteticamente elencati. Il problema fondamentale, però, è se sono riconducibili alla realtà; se non lo sono, come si suol dire, tutto va bene, ma se lo sono allora ... non ci resta che piangere.
venerdì 22 ottobre 2010
"MORIRE IN PIEDI O VIVERE IN GINOCCHIO?"

In un passato non tanto remoto, la scuola era ritenuta parte essenziale dell'opera formativa dei ragazzi. Anche la Chiesa aveva un suo ruolo, preminentemente spirituale, ma anche sociale e culturale. I Governi godevano di adeguata autorevolezza e stima. La famiglia insomma non era abbandonata al suo naturale compito educativo e ogni minore veniva affidato, con spontaneità e fiducia, a tali istituzioni senza esagerata richiesta protettiva, per cui in ogni spiacevole circostanza, sapeva di poter contare soprattutto su se stesso; tutto ciò l'obbligava, naturalmente, all'assunzione delle proprie 'responsabilità'. Insomma se il maestro riteneva 'utile' il ricorso a mezzi di coercizione più convincenti, era consigliabile non lamentare i 'dolorosi' eventi in famiglia, ma mugugnare e riflettere in solitudine sulle presunte 'ingiustizie' subite. Certamente un sistema un po' eccessivo, ma certo non da "bamboccioni".
Con l'avvento del "boom" economico, anche la consuetudine formativa ne subì gli effetti e i rapporti tra le varie istituzioni cambiarono radicalmente. Sintomatica, a tal proposito, è una dichiarazione (rilasciata a "l'Arena", RAI 1, domenica 17/10, ore 14.00) del non più giovanissimo Vittorio Sgarbi, riconosciuto esperto d'arte che afferma: "Io sono certo che se dovessi uccidere qualcuno - cosa che spero non farò - mia madre sarebbe la mia prima complice". Sarà forse per questo 'scontato' senso di protezione che il personaggio esplode spesso in aggressive, offensive e infantili escandescenze.
Se si analizza banalmente tale comportamento, ci si rende conto che esso risalta una cultura oramai radicata nell'attuale società e che si manifesta in modo sempre più esteso, frequente e violento.
Se al giorno d'oggi un insegnante si azzarda a riprendere verbalmente un bambino, magari un po' viziatoo troppo birichino, rischia ritorsioni dai familiari non sempre dialettiche. Se un soggetto sferra un pugno mortale o viene arrestato per presunta appartenenza alla delinquenza organizzata, interi quartieri e comunità si mobilitano e sollevano in sua difesa. Si ha insomma la netta sensazione che siamo sempre più dominati dalla stupida, pericolosa follia di branchi scatenati, certi della sicura protezione sociale e, spesso, anche dell'impunità.
Forse c'è qualcosa che non va e che richiede una seria riflessione prima che il teppismo raggiunga livelli di assoluto dominio. E' possibile contrapporre a questa escalation una politica educativa e culturale basata più sulla civile convivenza, sulla solidarietà e sulla tolleranza? Qualcosa bisogna pur fare, ma non possiamo attenderci nulla da una "casta" politicante tanto corrotta e incompetente, non estranea al degrado in cui ci troviamo (com'è lontano il tempo del mediatico 'martellamento' sulla "sicurezza").
Comunque per prima cosa è indispensabile cercare di comprendere, alla radice, l'origine degli avvenimenti. Qualcosa si è già detto, ma l'affermazione di Paolo Borsellino, espressa qualche giorno prima di essere assassinato, è indispensabile per meglio afferrare il concetto: "I giovani e la mafia? E' un problema di cultura non in senso restrittivo e puramente nozionistico, ma come insieme di conoscenze che contribuiscono alla crescita della persona. Fra queste conoscenze vi sono quei sentimenti, quelle sensazioni che la cultura crea e che ci fanno diventare cittadini, apprendendo quelle nozioni che ci aiutano a identificarci nelle Istituzioni fondamentali della vita associativa e a riconoscersi in essa".
In poche parole assegna all'amorevolezza, a quella cultura che viene dal profondo dell'animo, la sola forza, l'autentico progresso (molto più indispensabile del tecnologico) non solo in grado di assicurare la sopravvivenza umana, ma anche un'esistenza serena, vivibile, pacifica.
Se così è, le Istituzioni a noi più vicine, Province, Comuni e Scuole, al di sopra di ogni appartenenza o difficoltà, devono promuovere incontri pubblici, coinvolgere i cittadini e informarli sulle reali situazioni imposte da crisi e congiunture non certo determinate da gente semplice e benpensante, ma dalla corruzione, avidità e delinquenza tipiche di chi, attraverso il Potere e la prevaricazione, pensa esclusivamente al proprio tornaconto. E' sempre il popolo a pagare la loro bramosia e, in questo modo, il loro volgare esempio resta per molti l'unica speranza in cui confidare per la soluzione dei propri problemi e frustrazioni.
Se così è, bisogna superare ogni stolta (e voluta) contrapposizione partitica, ogni forma di fanatismo, ogni maniacale glorificazione dell'AVERE (nei cimiteri il denaro non vale niente), ogni bisogno di sentirsi forti, 'padroni', conquistatori, nella consapevolezza che questo piccolo pianeta, chiamato "TERRA", è il solo che abbiamo e che dovremo, tutti, lasciarlo in eredità a coloro che verranno.
sabato 18 settembre 2010
GLI ONOREVOLI “ROM”
Bossi è ‘scatenato’ contro tutti i ROM e, sulla scia del Presidente francese Sarkozy, vuole cacciarli dall’Italia. Se la totalità di quella etnia nomade fosse riconosciuta affetta da delinquenza patologica, tale da mettere a repentaglio l’intera collettività, ben vengano le espulsioni e… tanti auguri a chi li dovrà ospitare.
Ovviamente così non è come non lo sono tutti gli stranieri che sono approdati in Italia, come non lo erano tutti gli italiani (circa 25 milioni) che sono stati obbligati dalla miseria ad emigrare in molti Paesi del mondo.
Ciò premesso, non resta che mettere in condizioni di … “non nuocere” tutti quei disonesti e farabutti che gravano sulle spalle della collettività. Giusto?
La delinquenza, in un sistema in cui l’agiatezza caratterizza un’infima parte della popolazione mondiale, tende sempre più ad espandersi in rapporto alla necessità imposta dalla sopravvivenza. Nel brutale vivere quotidiano, la lotta tra poveri è sempre più esasperata; negli Stati più ricchi si cerca di criminalizzare (il popolino vota sempre con convinzione chi, falsamente e vilmente, si accanisce contro i “nemici”) anche contro chi in realtà non delinque. Chi si ‘spinella’, chi è ‘nero’, chi è immigrato o comunque ‘diverso’. Non a caso le nostre carceri sono affollatissime di furfanti da strapazzo, il che comporta il periodico “condono” che non solo ne rimette tanti in circolazione, ma (e qui è il vero scopo di tale ‘bontà’) evita la galera a personaggi di ben altra levatura e appartenenza sociale.
Chi sono e dove sono allora tanti di questi privilegiati che, se proprio va loro male, dopo qualche giorno in ‘cella’, se la spassano ai domiciliari o circolano liberamente nei meandri istituzionali, magari coperti e garantiti dalla solidarietà ‘castale’ dei propri colleghi? In Parlamento sono presenti una trentina di inquisiti e anche già condannati. Tra questi lo stesso Bossi che è stato condannato a 8 mesi nel processo per le maxi-tangenti Enimont.
Qualcuno può anche pensare che … non sono soldi nostri. In realtà non è quasi mai così. Basta pensare che la Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi di euro la corruzione annuale in Italia; 1000 € per ogni italiano. Altro che ROM.
Si può ben capire la reazione della persona semplice di fronte al timore di restare vittima di aggressioni o ruberie ad opera di malavitosi da strapazzo, ma questa non solo è opera di disonesti, ma anche della società iniqua e schifosa che ci viene offerta dalla “Classe dirigente”, proprio da coloro che, già ricchi e protetti, persistono a delinquere impunemente e spudoratamente.
La Costituzione italiana è una delle migliori al mondo, ma, innanzitutto, non costituisce punto di riferimento, specie per le grandi, ‘legalizzate’ ruberie. In essa è ribadito il concetto che: “La legge è uguale per tutti”. Una cosa del genere, tanto ovvia che non sarebbe neanche da scrivere; eppure l’illegalità e la furfanteria di Stato regnano sovrani. Conteniamo perciò la paura nei limiti che gli sono propri e apriamo gli occhi di fronte agli autentici mistificatori, partendo da presupposto che … il POTERE vive e prospera con l’inganno e la manipolazione delle menti.