lunedì 6 dicembre 2010

"E' ORMAI TEMPO DI SVEGLIARVI DAL SONNO (RM 13,11)"

Per i cattolici italiani è giunto il tempo di un severo esame di coscienza. Quali responsabilità di fronte ai guasti della vita pubblica che si fanno ogni giorno più gravi? E non parlo solo dei quotidiani scandali che riempiono le pagine di cronaca. Parlo del degrado della vita politica e della tranquilla accettazione di un metodo di governo che promette illusioni e lascia affogare il Paese nella "monnezza". Non solo a Napoli e a Palermo, ma dovunque si vive di malaffare, di illegalità, di soprusi.
Come hanno reagito i cattolici all'indegno trattamento riservato a migliaia di migranti (tra cui tanti profughi) respinti in vari campi di concentramento? Invece di reagire all'operato del governo, hanno applaudito o tacitamente acconsentito, preferendo difendere il loro risicato benessere, che si fa ogni giorno più precario. Chi ha levato la voce contro una situazione del lavoro che vede disoccupati migliaia di giovani e costringe tanti operai a sopravvivere con la cassa integrazione?
Non è sufficiente tenere in regola i conti dello Stato. Questo può farlo qualunque buon ragioniere. E' urgente un'azione che ponga fine agli squilibri esistenti tra chi ha molto (in alcuni casi, troppo) e chi non ha niente, tra chi sguazza nel lusso e chi stenta a mettere insieme quanto serve per le quotidiane necessità. Abbiamo detto molte belle parole. Ma non abbiamo avuto il coraggio di denunciare i mali di un capitalismo globalizzato che aumenta i dividendi delle anonime finanziarie (vere centrali di ingiustizia) e tratta gli operai come merce di scambio. Quanti cattolici che si riempiono la bocca di dottrina sociale cristiana sono pronti ad impegnarsi di persona, non per la conquista di un pezzo di potere, ma per un cambiamento che ponga al centro del dibattito i temi della pace, del disarmo, della solidarietà?
E' giusto difendere la vita dall'inizio alla sua conclusione. Ma è ancora più urgente difendere la vita di milioni di bambini che muoiono di fame. E' ancora più urgente impegnarsi per la pace tra i popoli, scoraggiare i risorgenti nazionalismi. Il governo, invece di far propaganda per innamorare i giovani alla vita militare, li aiuti a inserirsi nel mondo del lavoro, crei tutte le occasioni per non lasciare inoperose migliaia di braccia e di menti, per cui tanto si è speso negli anni della formazione scolastica.
Ai cattolici dico: è tempo di agire. Non sognando un nuovo partito cattolico o di cattolici. Non mirando ad una fetta di potere. Ma operando in tutti i settori della vita pubblica con una coraggiosa testimonianza di onestà e di competenza.
Ai cristiani di Roma Paolo lanciava un forte monito: "E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno" (Rm 13,11). Abbiamo dormito troppo. Abbiamo troppo pensato al nostro interesse personale, a una sterile difesa dei diritti della Chiesa. I diritti della Chiesa sono i diritti dei poveri, degli emarginati, degli esclusi, degli oppressi da una società che riesce ad attutire o a spegnere qualunque sussulto di rivolta contro l'imperante conformismo. Di quel perbenismo che concilia il dirsi cattolico e il vivere una vita di immoralità e di menzogna.
E' ormai indilazionabile l'impegno a porre a base della nostra vita non la ricerca del potere, ma il servizio, praticando la carità che è la "pienezza della legge" (Rm 13,1). Non c'è legalità se non c'è un forte sussulto di amore, di gratuità, di condivisione.
(Lettera di Mons. Giuseppe Casale - Arcivescovo emerito di Foggia-Bovino)

lunedì 22 novembre 2010

"L'ORIGINE DEL MALE"

Nel 'pianeta di Cuccagna' splende sempre il sole. L'ambiente è ameno, ricco di lussureggiante vegetazione; l'acqua dei fiumi è sfavillante, gli animali pascolano placidamente per l'assenza di ogni pericolo. I "cuccagnesi" godono di un privilegio unico nell'universo: si nutrono con i raggi solari. Quando la fame sopravviene, si espongono ai raggi ultra violetti e risolvono in tal modo ogni bisogno alimentare.
Questa peculiare facoltà concede a ognuno un'esistenza assolutamente beatificante; niente obblighi lavorativi, nessuna preoccupazione economica, competizione sconosciuta; insomma nulla di quanto ci è dato sopportare a noi poveri terrestri, perciò una vita senza 'padroni', politicanti, burocrati, opportunisti, corrotti.
Tantissimo tempo a disposizione da trascorrere in totale armonia con se stessi e gli altri, da spendere in attività culturali, sportive, hobbistiche e nel pieno godimento dell'autentica libertà, di amicizie disinteressate, di amore genuino, dolce, naturale.
Un vero e proprio "paradiso" dove nessuno si sognerebbe mai di affermare: "Il sole è mio e dovete pagarmi i suoi raggi". Se un 'cuccagnese' osasse tanto, sarebbe sarcasticamente deriso, commiserato, considerato folle e spedito sul "Monte della Pietà" per essere sottoposto alla cura del tempo.
Non è però altrettanto facile opporsi ad un pericolo più subdolo e ingannevole, come quello rivolto alla componente spirituale di ogni 'ominide'. Ovunque può spuntare infatti un "profeta" (non mancano mai) il cui compito è quello di sconcertare e creare dubbi con un'affermazione sempre penetrante ed efficace: "Chi ti ha creato?! Chi è stato l'artefice di cotanta magnificenza, di un universo così perfetto, se non un essere superiore, soprannaturale e onnipotente?".
E' a questo punto che nella collettività dignitosa e raziocinante si insinuano i primi timori, le ansie che scavano sempre più nell'intimo fino alla totale capitolazione: la svendita ad un fantomatico 'padreterno' della propria: "ANIMA".
Un uomo che rinuncia alla capacità di formulare idee e critiche, non solo perde decoro e personalità, ma non è più artefice e protagonista della propria vita. Si trasforma in un 'èbete' irresponsabile, privo di orgoglio e 'orfano' bramoso di un "padre" cui affidare il proprio destino. E' per questo che germogliano tanti ridicoli 'ducetti' e pericolosi despoti.
Accidenti! Anche qui, come nella logica degli eventi, dal sogno si ripiomba inesorabilmente nella cruda realtà.
Sul pianeta' terra' l'obbligato soddisfacimento della 'fame' rende ognuno dipendente da un sistema artefatto, basato esclusivamente sulla disponibilità monetaria. In ogni dove le istituzioni religiose vigilano amorevolmente sulle popolazioni sempre più succubi e rassegnate. In questo contesto la follia dominante, in mano al 'potere' economico, accelera vertiginosamente il processo distruttivo ambientale, culturale e sociale dell'umanità.
In Italia si riesce persino a peggiorare la situazione:
1) privatizzazione dell'acqua potabile entro il 2011 (salvo esito referendum);
2) crescita esponenziale dei rifiuti (smaltimento pressoché in mano alla criminalità);
3) avvelenamento delle falde acquifere e dei terreni (anche a causa dei 'termovalorizzatori');
4) cementificazione irresponsabile o, peggio, abusiva;
5) progressivo inquinamento atmosferico;
6) rapido e imprevedibile sconvolgimento climatico;
Oltretutto sono in corso la demolizione delle strutture sociali, l'aumento della corruzione, l'espansione delle organizzazioni mafiose, la crescita vertiginosa del debito pubblico, l'impunità per i delinquenti di alto rango, il disfacimento culturale e morale, l'impoverimento finanziario e solidale.
In questo progressivo imbarbarimento, sempre giustificato dalla crisi economica da anni in atto, il Ministro della Difesa, La Russa, ha ratificato l'acquisto di 131 aerei da combattimento F-35, per una spesa complessiva di oltre 13 miliardi di Euro.
Non sarà il caso di tentare, da subito, il recupero di un briciolo di saggio intelletto, visto che ... il 'pianeta di Cuccagna' non esiste?

giovedì 11 novembre 2010

"CINICO EGOISMO: UN TUMORE DA ESTIRPARE"

Alla domanda: "La vita che fai ti soddisfa, ti senti felice o, quantomeno, appagato?" la quasi totalità degli interpellati ha risposto negativamente. Quando è stato sollecitato il motivo di cotanta delusione, rarissimamente è stata sollevata una questione di carattere sociale, psicologico o di convivenza civile; la maggioranza ha manifestato la convinzione che tutto sia riconducibile alla "maggiore" disponibilità di denaro, cioè che basta "Avere più soldi" per 'soddisfare' la propria esistenza.
Certo è che i soldi, come si usa dire, "non danno la felicità, ma certamente aiutano a vivere meglio". Questa convinzione è sintomatica di una realtà che, da molto tempo, caratterizza il nostro modo di 'campare', basato soprattutto sull'avere, anziché, come natura vorrebbe, sull'essere. Tutto insomma sembrerebbe risaltare una collettività umana più 'compatta' nell'adorazione del "Dio denaro" che degli specifici referenti religiosi.
Se così è, vuol dire che uno dei principali colpevoli del 'malessere' che affligge l'umanità, è (oltre al fanatismo, l'indifferenza, l'intolleranza, la paura, ecc.) l'egoismo. Non certo fino al suo contenimento entro gli umani livelli a salvaguardia della propria e altrui esistenza, ma quando viene esasperato, trasformato cioè in cinica avidità. E' a questo punto che l'individuo perde il suo rapporto con gli altri e vive solo ed esclusivamente con e per se stesso; il 'disprezzo delle convenzioni sociali' lo domina e lo condiziona al punto che ogni attimo della sua quotidianità è caratterizzato dall'esasperato opportunismo. Tutto è finalizzato al raggiungimento e soddisfacimento delle proprie ambizioni.
Subdolo, abile nel nascondersi dietro il paravento di una eloquenza raffinata e persuasiva, si muove con cautela e chiarezza di obiettivi ben definiti: il raggiungimento di traguardi che garantiscano il massimo guadagno col minimo lavoro. Nella società attuale, da diversi decenni, questa condizione è assicurata, soprattutto, dalla politica politicante, quella che ormai caratterizza qualsiasi struttura partitica.
Quanti 'opportunisti' hanno realizzato questo desiderio? L'abitudine al ... modo di vivere, non aiuta il semplice cittadino a discernere chiaramente tali "tumori"; volendo però, ognuno è in grado di percepire simili personaggi che, con l'inganno, approfittano della fiducia degli elettori per raggiungere scopi assolutamente personali.
Se si parte dal presupposto che la "politica", secondo la concezione degli antichi greci, consiste nell'avere, da parte dell'eletto, un elevato senso di responsabilità nei confronti del 'bene comune', è chiaro che l'opportunista è decisamente un assoluto "irresponsabile".
Berlusconi, che in un momento di rara sincerità (confermato dal 'fido' Confalonieri) ammise a Montanelli che se non ... "si metteva in politica sarebbe fallito e andato in galera", ne è la figura più rilevante. Ma quanti 'berlusconini', sia a destra che a sinistra, caratterizzano la "casta" politicante dai vertici 'romani' fino al più piccolo paese? Basta fare una semplice cernita anche nella realtà moglianese per rendersi conto che il mini vertice pseudo mafioso locale è ancora caratterizzato da diverse figure 'storiche' che ne hanno condizionato lo sviluppo, specie quello culturale, umano e solidaristico, a vantaggio dei propri, ridicoli interessi.
Anche attualmente c'è chi si prepara alla conquista della sospirata 'poltrona' (altro salto nel vuoto?) affidandosi alla carica di segretario provinciale di un partitino in ascesa; le vie del "cinico politicante" sono infinite, ma tutte obbligatoriamente dentro una struttura organizzata per il ... grande balzo. Sono tutti così spregiudicati? Evidentemente 'no', ma gli onesti sono al punto di costituire ... l'eccezione alla regola.
In un momento critico come l'attuale, si stanno costituendo ed espandendo associazioni e movimenti che si prefiggono una seria e convinta politica basata sulla partecipazione popolare, sulla passione disinteressata, per opporsi responsabilmente al devastante e progressivo degrado economico, ambientale, civile, etico e sociale che sta rapidamente portando allo sfascio l'Italia.
Le conclusioni consigliate sono:
1) partecipare attivamente per perseguire una politica 'pulita' a vantaggio della collettività;
2) informarsi da fonti non suscettibili a condizionamenti partitici o di Potere;
3) non votare alla cieca o sulla 'presunzione' di affidabilità partitica;
4) sondare bene la personalità dei candidati valutandone soprattutto l'opportunismo;
5) non credere che la realtà sia immodificabile. La rassegnazione è il velo ipocrita del vile;
6) liberarsi dalla paura e dal 'ricatto';
Poche regole per non uccidere la SPERANZA. Le future generazioni si affidano alla nostra saggezza.

domenica 31 ottobre 2010

"NON CI RESTA CHE PIANGERE?"

Sotto il profilo letterale e verbale, i sostantivi Uomo/Donna e Maschio/Femmina sono sinonimi; ciò vuol dire che tutti esprimono l'appartenenza allo specifico sesso.
Questa precisazione è necessaria, ma non può ritenersi assoluta. Infatti se si approfondisce il concetto con una realistica riflessione sul senso che viene, spesso inconsapevolmente, loro attribuito, si possono rilevare interpretazioni alquanto dissimili. Hanno lo stesso senso le definizioni UOMO e MASCHIO? C'è equivalenza tra DONNA e FEMMINA? Un attimo di raziocinio permette istintivamente di risaltare la sensibile differenza. Non a caso il 'grande' Totò ci ha lasciato l'immortale composizione "Malafemmena".
Se tali sottigliezze hanno allora un preciso significato, perché Berlusconi conclama e reitera pubblicamente: "Io amo le donne"? Per essere coerente con le sue frequentazioni dovrebbe affermare: "Io amo le femmine"; così facendo, oltre a non offendere adolescenti e signore di certa levatura morale, darebbe inequivocabile risalto alla sua 'effervescente' mascolinità, a quella esuberante 'virilità' (?) tanto apprezzata e osannata dai suoi inebriati ammiratori che, non a caso, sottolineano con risoluto orgoglio: "Noi non siamo gay".
Anche il persistente ricorso alla parola "amore" però è ingannevole e improprio; nel mercimonio non c'è infatti nessun vincolo o stimolo affettivo, tanto che una "escort" (gergo inglese ritenuto meno 'disonorevole' dell' italica "mignotta") svende il proprio corpo per esclusivo interesse materiale.
Allora perché tanta perseverante ostinazione sull'impiego di parole inappropriate?
Per tentare di comprendere le finalità che impongono tale insistenza, dobbiamo innanzitutto non dimenticare che Berlusconi è stato il geniale 'produttore' delle fiction, colui che nel 94 ammaliò la maggioranza degli elettori con una 'seducente' immagine a reti unificate; lo stesso che anni dopo, da Vespa, sottoscrisse platealmente il 'famoso' contratto con gli ... italiani; un artista della 'lusinga', grande conoscitore delle 'debolezze' e dei limiti culturali italici, abile nel dirottare ogni semplice mente verso scelte informative marginali o pruriginose, di immediata implicazione mentale.
Non a caso è proprietario di tre emittenti televisive e, come capo del Governo, principale gestore della pubblica (?) RAI. Quasi un monopolio divulgativo finalizzato a promuovere messaggi e immagini che si propongono di:
1) minimizzare l'aspetto dissoluto per risaltare quello 'mascolino';
2) distogliere l'attenzione dai reali problemi del Paese;
3) esaltare la scaltrezza e la degenerazione a spese della legalità e della costumatezza;
4) dissimulare i limiti politici;
Se a tali rilievi si perviene attraverso l'analisi comportamentale del "libertinaggio senile" di un vecchio malvissuto terrorizzato dalla morte (sarà questa la malattia denunciata dall'ex moglie Veronica Lario?), ancora più rimarchevole è il percorso istituzionale che ha fortemente inciso sulla cultura nazionale, noto come "berlusconismo", in sintesi rilevabile dalle seguenti considerazioni:
a) priorità degli interessi personali rispetto a quelli della collettività;
b) perenne 'vittimismo' (toghe 'rosse', comunisti, ...) ratificato da ben 40 leggi ad personam;
c) menzognero;
d) megalomane, insofferente alla Costituzione;
Resta inteso che ognuno è libero di condividere o meno i rilievi sinteticamente elencati. Il problema fondamentale, però, è se sono riconducibili alla realtà; se non lo sono, come si suol dire, tutto va bene, ma se lo sono allora ... non ci resta che piangere.



venerdì 22 ottobre 2010

"MORIRE IN PIEDI O VIVERE IN GINOCCHIO?"


In un passato non tanto remoto, la scuola era ritenuta parte essenziale dell'opera formativa dei ragazzi. Anche la Chiesa aveva un suo ruolo, preminentemente spirituale, ma anche sociale e culturale. I Governi godevano di adeguata autorevolezza e stima. La famiglia insomma non era abbandonata al suo naturale compito educativo e ogni minore veniva affidato, con spontaneità e fiducia, a tali istituzioni senza esagerata richiesta protettiva, per cui in ogni spiacevole circostanza, sapeva di poter contare soprattutto su se stesso; tutto ciò l'obbligava, naturalmente, all'assunzione delle proprie 'responsabilità'. Insomma se il maestro riteneva 'utile' il ricorso a mezzi di coercizione più convincenti, era consigliabile non lamentare i 'dolorosi' eventi in famiglia, ma mugugnare e riflettere in solitudine sulle presunte 'ingiustizie' subite. Certamente un sistema un po' eccessivo, ma certo non da "bamboccioni".
Con l'avvento del "boom" economico, anche la consuetudine formativa ne subì gli effetti e i rapporti tra le varie istituzioni cambiarono radicalmente. Sintomatica, a tal proposito, è una dichiarazione (rilasciata a "l'Arena", RAI 1, domenica 17/10, ore 14.00) del non più giovanissimo Vittorio Sgarbi, riconosciuto esperto d'arte che afferma: "Io sono certo che se dovessi uccidere qualcuno - cosa che spero non farò - mia madre sarebbe la mia prima complice". Sarà forse per questo 'scontato' senso di protezione che il personaggio esplode spesso in aggressive, offensive e infantili escandescenze.
Se si analizza banalmente tale comportamento, ci si rende conto che esso risalta una cultura oramai radicata nell'attuale società e che si manifesta in modo sempre più esteso, frequente e violento.
Se al giorno d'oggi un insegnante si azzarda a riprendere verbalmente un bambino, magari un po' viziatoo troppo birichino, rischia ritorsioni dai familiari non sempre dialettiche. Se un soggetto sferra un pugno mortale o viene arrestato per presunta appartenenza alla delinquenza organizzata, interi quartieri e comunità si mobilitano e sollevano in sua difesa. Si ha insomma la netta sensazione che siamo sempre più dominati dalla stupida, pericolosa follia di branchi scatenati, certi della sicura protezione sociale e, spesso, anche dell'impunità.
Forse c'è qualcosa che non va e che richiede una seria riflessione prima che il teppismo raggiunga livelli di assoluto dominio. E' possibile contrapporre a questa escalation una politica educativa e culturale basata più sulla civile convivenza, sulla solidarietà e sulla tolleranza? Qualcosa bisogna pur fare, ma non possiamo attenderci nulla da una "casta" politicante tanto corrotta e incompetente, non estranea al degrado in cui ci troviamo (com'è lontano il tempo del mediatico 'martellamento' sulla "sicurezza").
Comunque per prima cosa è indispensabile cercare di comprendere, alla radice, l'origine degli avvenimenti. Qualcosa si è già detto, ma l'affermazione di Paolo Borsellino, espressa qualche giorno prima di essere assassinato, è indispensabile per meglio afferrare il concetto: "I giovani e la mafia? E' un problema di cultura non in senso restrittivo e puramente nozionistico, ma come insieme di conoscenze che contribuiscono alla crescita della persona. Fra queste conoscenze vi sono quei sentimenti, quelle sensazioni che la cultura crea e che ci fanno diventare cittadini, apprendendo quelle nozioni che ci aiutano a identificarci nelle Istituzioni fondamentali della vita associativa e a riconoscersi in essa".
In poche parole assegna all'amorevolezza, a quella cultura che viene dal profondo dell'animo, la sola forza, l'autentico progresso (molto più indispensabile del tecnologico) non solo in grado di assicurare la sopravvivenza umana, ma anche un'esistenza serena, vivibile, pacifica.
Se così è, le Istituzioni a noi più vicine, Province, Comuni e Scuole, al di sopra di ogni appartenenza o difficoltà, devono promuovere incontri pubblici, coinvolgere i cittadini e informarli sulle reali situazioni imposte da crisi e congiunture non certo determinate da gente semplice e benpensante, ma dalla corruzione, avidità e delinquenza tipiche di chi, attraverso il Potere e la prevaricazione, pensa esclusivamente al proprio tornaconto. E' sempre il popolo a pagare la loro bramosia e, in questo modo, il loro volgare esempio resta per molti l'unica speranza in cui confidare per la soluzione dei propri problemi e frustrazioni.
Se così è, bisogna superare ogni stolta (e voluta) contrapposizione partitica, ogni forma di fanatismo, ogni maniacale glorificazione dell'AVERE (nei cimiteri il denaro non vale niente), ogni bisogno di sentirsi forti, 'padroni', conquistatori, nella consapevolezza che questo piccolo pianeta, chiamato "TERRA", è il solo che abbiamo e che dovremo, tutti, lasciarlo in eredità a coloro che verranno.