venerdì 9 ottobre 2009

"FORTUNA CHE SILVIO C'E' ?!"

Sono ormai tre lustri (cioè dalla Sua" scesa in campo") che il 'nostro Premier', probabilmente afflitto, come Veronica Lario ne ha denunciato la malattia, da "infantilismo paranoico", attribuisce ad una serie infinita di categorie, soggetti ed Enti, l'appellativo, secondo lui spregiativo, di "comunista" o, quantomeno, di "sinistra". Tutti coloro cioè che non si allineano o che reputano la sua politica non conforme agli interessi nazionali o che comunque non sono culturalmente 'attratti' dal Suo 'carisma', vengono "catalogati" come 'pericolosi sovversivi', antitaliani, 'belve rosse' indegne della Sua 'comprensione e bontà'.
Verrebbe da ridere se la questione non riguardasse il dramma che da troppi anni stiamo subendo in questa povera Italia, mai così mal ridotta e ovunque sbeffeggiata.
Chi non conosce la "vera" storia dell'uomo di Arcore (e sono purtroppo in tanti), penserà che le mie espressioni siano dettate da acredine o invidia. Nessun sentimento rancoroso alberga invece nel mio sereno animo, tutt'altro; forse, direi, un pò di tenerezza.
Ciò premesso e per puro spirito culturale, analizziamo allora questo astioso accanimento contro i "non allineati" col 'Grande Fratello'. Partiamo da figure esemplari come Falcone e Borsellino (peraltro noto simpatizzante dell'MSI), che hanno pagato con la vita la loro decisa lotta alla "mafia". Domanda: fossero ancora in vita, oggi come oggi, sarebbero considerati di destra o di sinistra?. Travaglio, allievo del grande Montanelli e 'liberale' come lui, è sinistroide oppure un genuino giornalista, che spesso ha criticato D'Alema e C., assolutamente indipendente? E' notoria la sua rigida attinenza ai "fatti", che documenta in spregio a tantissimi rischi, anche fisici, e che nessuno, ad oggi, ha potuto efficacemente ed adeguatamente confutare.
I nove Giudici della Corte Costituzionale che hanno bocciato il "Lodo Alfano", sono catto-comunisti o soggetti al di sopra delle parti che si sono limitati ad applicare, come loro dovere, gli articoli 3 e 138 della Costituzione? Il Presidente della Repubblica, pur noto esponente dell'ex PCI, non aveva ratificato (forse anche affrettatamente) il Lodo medesimo, col plauso dell'intero staff berlusconiano? Santoro, notoriamente di 'sinistra', conduce le sue inchieste con ampia documentazione e alla presenza di esponenti politici o giornalisti di entrambi gli schieramenti. E Vespa perché consente a Berlusconi monologhi in assoluta solitudine? Perché nessun giornalista è 'libero' di rivolgere al Premier domande sgradite o non pre-concordate? La libertà di stampa non è l'esistenza di organi che criticano l'operato del governo, ma la possibilità di esercitare la critica nel pieno rispetto del diritto di farlo senza censure, senza intimidazioni, senza minacce e senza Leggi costruite apposta per condizionare pesantemente i giornalisti. Ma è proprio vero che i mezzi di informazione sono, al 90 o 72% ( ?) gestiti e/o controllati dalla sinistra?
Mi perseguita costantemente un forte dubbio: ma non è che ogni 'testa pensante' che non vuole assoggettarsi alla forza del denaro, che ama l'autentica libertà, che desidera una vita dignitosa e aspira ad un futuro più vivibile, sia rigidamente un "comunistaccio" e invece chi ... si ravviva davanti a 'chiappe e culi' di insipide veline, si assopisce di fronte a volti adulatori e senza domani, si pone aprioristicamente contro coraggiose 'escort' e derelitti in cerca di illusoria speranza, sia tra i coristi di "Fortuna che Silvio c'è"?.

mercoledì 7 ottobre 2009

"LA BALENA NON E' ANCORA A BORDO"

La Corte Costituzionale ha respinto il "Lodo Alfano". La notizia è già felicemente approdata nella materia cerebrale di ogni essere pensante, in tutti coloro che hanno a cuore non solo la democrazia e la libertà, ma anche la stessa qualità della vita.
Si può quindi definire, quella di oggi, una giornata davvero storica perché potrebbe segnare una svolta nella quotidianità di ognuno. Domani sarà sicuramente un giorno meno tenebroso, meno angosciante dopo tanti anni di tensione dovuta alla protervia, sempre più disarticolata e opprimente, dell'attuale classe dirigente.
Qualche riflessione però è bene farla. Innanzitutto il voto della Consulta non è stato unanime; sembra che solo 9 giudici, sui 15 membri della Corte, hanno ritenuto incostituzionale la proposta del Ministro della Giustizia.
In definitiva, se si è ... rispettata la Costituzione, lo si deve alla risicata maggioranza di soli 2 giudici. Certamente una piacevole vittoria, ma non certo tanto rassicurante e indiscutibile. Tra qualche anno potrebbe riproporsi analoga situazione ad personam, come già fu per le Cirielli, Pecorella e Schifani, visto che l'ossessione del Presidente del Consiglio è quella dei Tribunali.
In tal caso, fermo restando il dominio politico, economico e culturale del Premier, ed il suo sempre più invadente condizionamento nei confronti di personalità istituzionali (ben due giudici Costituzionali hanno vantato una cena con i vertici governativi), si può facilmente intuire il fatale destino della nostra invidiabile Costituzione.
Bisogna inoltre chiedersi quali saranno le reazioni di una "destra" sicuramente in difficoltà, ma non certo rassegnata alla fatale deriva. I primi segnali non sono affatto difformi dai tipici atteggiamenti che da sempre caratterizzano il PDL e il suo alleato. La Lega addirittura minaccia il ricorso alla sollevazione popolare e non è pensabile che Berlusconi possa cedere tanto facilmente; il suo appellarsi al consenso elettorale, unica motivazione disponibile, lo rende oltremodo 'disperatamente' arrogante e pronto a qualsiasi reazione, pur di non farsi processare.
Pertanto, come un cetaceo ferito, tenterà sicuramente distruttivi "colpi di coda", quelli più pericolosi e imprevedibili, che possono schiudergli le porte al tanto anelato regime (vedere "Piano di Rinascita Democratica" della P2). Gli 'ascari' e le sue 'truppe cammellate' sono infatti già in fermento per "l'oceanica" manifestazione del prossimo 5 dicembre.
In questo possibile contesto, tutte le forze di opposizione non devono "allentare la guardia" e finirla, finalmente, con le sciocche e interminabili diatribe, finora causa principale del degrado nazionale, e vegliare, unitariamente, sull'evolversi degli avvenimenti. Non è possibile che il PD (assorbito da mesi in un ridicolo 'congresso') e la Sinistra Radicale (6,5% di inutilizzabili consensi), ... "mentre la nave affonda, stiano a disquisire sul colore delle scialuppe". Se la situazione è ancora sostenibile, lo si deve esclusivamente a quei pochi giornalisti, attori, magistrati e intellettuali che, insieme alla sola I.d.V., svolgono coraggiosamente, da oltre un decennio, l'autentica opposizione.
No! la 'balena' non è ancora issata a bordo.

lunedì 5 ottobre 2009

DEMOCRAZIA O DITTATURA "DEMOCRATICA"?

In un Paese autenticamente democratico, il giornalismo dovrebbe essere assolutamente indipendente; deve cioè svolgere il ruolo che ne caratterizza la specificità, che è quella di poter criticare e informare, senza alcun condizionamento, sull'operato delle istituzioni preposte alla gestione politica, economica, legale e culturale della Nazione. Ovviamente ogni giornalista deve attenersi al codice etico e professionale, in modo da garantire il riscontro delle affermazioni e, logicamente, il rispetto della privacy nei confronti delle scelte e dei comportamenti individuali.
Una società veramente democratica dovrebbe essere, anche, caratterizzata dall'indipendenza assoluta della magistratura nei confronti dell'esecutivo. Entrambi dovrebbero conformarsi, quale riferimento d'obbligo, alla Carta Costituzionale i cui princìpi e normative dovrebbero essere finalizzate al bene comune, alla tutela dei cittadini, all'uguaglianza, alla giustizia, alla libertà.
Una collettività meramente democratica dovrebbe alfine distinguersi per la partecipazione reale dei cittadini, chiamati quindi non solo al voto per la nomina dei propri rappresentanti, ma al controllo del loro operato, esigendone trasparenza, onestà, serietà, responsabilità.
Quanti Paesi al mondo possono vantare una simile sovranità popolare? Per quanto è dato sapere, nessuno. Ci sono certamente varie Nazioni che godono di avanzata seppur imperfetta democrazia. Sono in particolare quelle dove la criminalità organizzata (mafia, massoneria coperta, servizi segreti deviati, politica corrotta, ecc.) non è penetrata nei vertici delle strutture istituzionali.
In Italia a che punto siamo? Innanzitutto una doverosa premessa: la nostra Costituzione è indubbiamente tra le più avanzate del mondo. Non raramente viene presa a modello da costituzionalisti di altri Paesi. Il problema perciò è sempre stato la sua progressiva disapplicazione da parte dei Governi che si sono succeduti dal dopoguerra in poi, che l'hanno ritenuta un ostacolo ai loro sempre più bramosi interessi.
Questa opera distruttiva non può però essere volgare, pacchiana; abbisogna del servilismo della stampa, della sottomissione della Magistratura, dell'imbonimento televisivo, del sostegno militare, dell'imbarbarimento, dell’intimorimento, del razzismo, dell'intolleranza; insomma di una serie di elementi che portano al disinteresse, al qualunquismo, alla rassegnazione popolare.
Non tutti però si sottomettono a questa subdola e pericolosa passività. Che succede allora? Esattamente ciò che è possibile, volendo, constatare. Le TV, ormai quasi monopolizzate e manipolate, fanno vedere ciò che viene loro imposto dai 'dirigenti partitici', ben consapevoli del fatto che gli spettatori tendono a credere, acriticamente, a ciò che vedono. Alla stampa ancora 'non assoggettata' la si minaccia e sottopone a sempre più gravi difficoltà economiche. La Magistratura è continuamente sottoposta a violenti attacchi. A quei "servitori dello Stato" che ancora si ostinano a compiere il loro (pericoloso) dovere, li si costringe a trasferimenti, dimissioni e vessazioni (ved. la Forleo, De Magistris, i procuratori di Salerno, ecc.).
George Orwell, nel suo romanzo "1984", predisse la 'fantascientifica' sudditanza delle masse alla follia del "Grande Fratello"; ora sembra che quell’aberrante degrado umano si stia realizzando e consolidando. Non è certo il momento, per quanti hanno a cuore le sorti dell’Italia, dell’indifferenza della superficialità, dell’ingenuità, della sopportazione.

L’affollatissima manifestazione romana del 3 ottobre ha ridato speranza e vigore a quanti resistono al degrado in atto. Essi sanno che il futuro di questa travagliata Nazione dipende “dall’ottimismo della ragione”.


lunedì 28 settembre 2009

QUELLI "dell'AGENDA ROSSA"

"E' vero; noi siamo quelli del Partito degli Onesti". Con questa convinta affermazione Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ucciso (con la scorta) da "...pezzi dello Stato o da qualcuno che serviva quei pezzi dello Stato" si rivolge al Presidente della Repubblica, Napolitano, che ... "era stato invitato alla manifestazione, ma ha declinato l'offerta adducendo che si trattava di una manifestazione di Partito".
Le migliaia di partecipanti, di appartenenza partitica eterogenea o senza alcun referente politico, hanno accolto l'appello dell'Associazione familiari vittime della mafia, e durante il percorso fino a piazza Navona, hanno scandito slògan contro il lodo Alfano, lo scudo fiscale e i tagli alle forze dell'ordine.
Alla testa del corteo, sorretto tra gli altri anche da Sonia Alfano (omònima, ma non parente del Ministro della Giustizia), Luigi De Magistris, Gioacchino Genchi e lo stesso Borsellino, un eloquente striscione sintetizza lo spirito dell'iniziativa: "Apri gli occhi. Osserva, non chiudere le orecchie, ascolta. Solo così sentirai il fresco profumo di libertà".
I motti più scanditi, in una coreografia caratterizzata dal colore vermiglio delle tante agende che i partecipanti sventolano, sono "Fuori Mancino dal CSM", "Berlusconi fatti processare", "Il lodo Alfano serve solo al nano", "Fuori Dell'Utri dal Senato"; tutti rivelatori di una realtà che sembra ormai inconfutabile: la presenza della mafia dentro le istituzioni. Quando il corteo arriva a via delle Botteghe oscure, è d'obbligo una breve sosta per ricordare Enrico Berlinguer con un grido ritmato e commosso: "Sei stato l'unico".
Non è forse casuale che il degrado politico e culturale che stiamo vivendo, sia conseguenziale anche alla scomparsa dell'agenda rossa, dove il magistrato, assassinato il 19 luglio 1992 in Via D'Amelio, annotava appunti preziosi e decisivi per le sue indagini.
Sul palco allestito in piazza Navona non si sono alternati solo i personaggi di maggiore spicco. Di Pietro, l'unico uomo di Partito che ha condiviso l'iniziativa (aperta a tutti), è intervenuto con una schietta e dura condanna nei confronti dell'organizzazione mafiosa. Anche Pino Masciari, l'imprenditore calabrese che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi taglieggiatori e per questo vive, con la famiglia, sotto la costante minaccia della vendetta malavitosa, un'esistenza disumana. Non sono mancate voci di giovani, che hanno espresso forza e speranza, e di giornalisti investigativi, tra cui Carlo Vulpio, che hanno denunciato intimidazioni e vessazioni non solo da parte della criminalità organizzata, ma anche dei responsabili dei loro giornali.
La giornata delle agende rosse si chiude con l'appello di Salvatore: "Cosa voglio? La verità. E' troppo? E' un atto eversivo?". Il dubbio avvolge la gente che affolla la piazza e chiude una giornata ricca di vita. Il resto lo deleghiamo alla storia.

lunedì 14 settembre 2009

ATTRAVERSO IL DOLORE

L'ambulanza procede senza fretta; ogni sobbalzo provoca dolorose contrazioni allo stomaco già martoriato da due giorni di conati, vampate sudorifere e vertigini che solo nel sospirato letto trovano il bramato sollievo.
Il "Pronto Soccorso" dell'ospedale provinciale preannuncia la tipica atmosfera del luogo. I lamenti si susseguono e i toni si alternano; figure affrante denunciano l'apprensione per i congiunti colpiti e tentano di alleviare i loro tormenti confidando nei già pressati professionisti addetti alle prime cure, obbligati a procedere sulla base della gravità delle sintomatologie diagnosticabili. La pazienza è d'obbligo e non pochi attendono con forzata rassegnazione l'evolversi degli eventi. Ognuno è assorto nel proprio ruolo e raramente il clima si caratterizza da quel briciolo di socializzazione, utile per alleggerire la generale angoscia.
L'elettrocardiogramma è il primo esame; provo una momentanea sensazione di sollievo per il rapporto diretto con l'addetto che mi distoglie, temporaneamente, dalle precedenti sensazioni. Il ritorno alla locazione d'origine ripropone l'immagine brevemente rimossa.
Un giovane dottore, verificate le prime analisi, mi dice che potrei tornare a casa o restare per ulteriori accertamenti. Forse tradito dal mio sbigottimento opta per la seconda ipotesi.
La notte trascorre pressoché insonne a causa dei terribili cuscini e di tutta una serie di terminali collegati ad un monitor di controllo; verso l'alba cedo alla stanchezza. Dopo un tempo, che mi è parso brevissimo, una voce flebile, ma decisa, invita al 'sacramento' della "comunione"; la figura del mattiniero religioso che si staglia all'ingresso non riceve alcun consenso, ma solo qualche bofonchiata maledizione.
Il trasferimento al reparto neurologico è d'obbligo. Durante il percorso l'interrogativo ricorrente è concentrato sulle figure dei futuri sventurati di camera; confido comunque nel mio accattivante temperamento, che già in altre occasioni ha risolto al meglio la forzata convivenza.
Il primo impatto mi rasserena alquanto, ma il naturale raziocinio consiglia l'adeguata diffidenza.
Il residuo di vertigini, che permane, contribuisce a mitigare la loquacità; l'aria che si respira è però quella impregnata dal dolore, che accumula ogni tribolato e scioglie presto ogni riserbo.
Renato, il testimone di "Geova" è alla mia destra; Maurizio, giornalista ed ex redattore capo di vari quotidiani, esplode spesso nella sua raffinata eloquenza, mostrando vasta cultura e ampia informazione. Una fonte inesauribile di apprendimento; Paolo mi è di fronte e possiede le qualità dell'uomo qualunque, stigmatizzate dal mini-TV che, spesso, dimentica acceso in fase di assopimento notturno. Io, miscredente, anarchico quanto basta per sollevare pacifiche questioni e affabili dibattiti di circostanza. Un gruppo etereogeneo e sintomatico; non potevo sperare di più.
L'afflizione che aleggia si attenua e pare contagiare anche le camere adiacenti; lo 'spirito' che caratterizza la nostra coesistenza sembra espandersi e penetrare in ogni degente, persino il personale di servizio approfitta della pacata vivacità e delle interessanti argomentazioni che si affrontano in quel ristretto ambito.
Lentamente i drammi di ognuno emergono, seppure con comprensibile fatica, ma anche con la serena disponibilità di chi è consapevole della indulgenza dei nuovi amici di sventura; un bisogno di liberarsi e condividere il triste destino che il dolore affastella. L'umore migliora e, conseguentemente, anche il fisico ne trae evidente beneficio. Per qualche settimana mi è parso di svolgere, nel ristretto spazio consentito, l'efficace ruolo del Dott. Patch Adams.
Ho avuto infine la conferma che mi attendevo. L'ospedale può essere fonte di sagge riflessioni, utili per meglio comprendere il reale "senso della vita", acquisire la consapevolezza della nostra fragilità e vacuità per meglio rapportarci con gli altri, l'ambiente e noi stessi.
Un'afflizione che può aiutarci a ritrovare la nostra umanità.