
Le migliaia di partecipanti, di appartenenza partitica eterogenea o senza alcun referente politico, hanno accolto l'appello dell'Associazione familiari vittime della mafia, e durante il percorso fino a piazza Navona, hanno scandito slògan contro il lodo Alfano, lo scudo fiscale e i tagli alle forze dell'ordine.
Alla testa del corteo, sorretto tra gli altri anche da Sonia Alfano (omònima, ma non parente del Ministro della Giustizia), Luigi De Magistris, Gioacchino Genchi e lo stesso Borsellino, un eloquente striscione sintetizza lo spirito dell'iniziativa: "Apri gli occhi. Osserva, non chiudere le orecchie, ascolta. Solo così sentirai il fresco profumo di libertà".
I motti più scanditi, in una coreografia caratterizzata dal colore vermiglio delle tante agende che i partecipanti sventolano, sono "Fuori Mancino dal CSM", "Berlusconi fatti processare", "Il lodo Alfano serve solo al nano", "Fuori Dell'Utri dal Senato"; tutti rivelatori di una realtà che sembra ormai inconfutabile: la presenza della mafia dentro le istituzioni. Quando il corteo arriva a via delle Botteghe oscure, è d'obbligo una breve sosta per ricordare Enrico Berlinguer con un grido ritmato e commosso: "Sei stato l'unico".
Non è forse casuale che il degrado politico e culturale che stiamo vivendo, sia conseguenziale anche alla scomparsa dell'agenda rossa, dove il magistrato, assassinato il 19 luglio 1992 in Via D'Amelio, annotava appunti preziosi e decisivi per le sue indagini.
Sul palco allestito in piazza Navona non si sono alternati solo i personaggi di maggiore spicco. Di Pietro, l'unico uomo di Partito che ha condiviso l'iniziativa (aperta a tutti), è intervenuto con una schietta e dura condanna nei confronti dell'organizzazione mafiosa. Anche Pino Masciari, l'imprenditore calabrese che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi taglieggiatori e per questo vive, con la famiglia, sotto la costante minaccia della vendetta malavitosa, un'esistenza disumana. Non sono mancate voci di giovani, che hanno espresso forza e speranza, e di giornalisti investigativi, tra cui Carlo Vulpio, che hanno denunciato intimidazioni e vessazioni non solo da parte della criminalità organizzata, ma anche dei responsabili dei loro giornali.
La giornata delle agende rosse si chiude con l'appello di Salvatore: "Cosa voglio? La verità. E' troppo? E' un atto eversivo?". Il dubbio avvolge la gente che affolla la piazza e chiude una giornata ricca di vita. Il resto lo deleghiamo alla storia.